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Recensione di Gian Luigi Bonardi

Qui c’è la vita in un giorno

Il pregio di questi versi sta nell’allegoria che li sostiene. Ogni parola è studiata con precisione, con l’intento di offrire i momenti salienti del percorso di una vita, nel suo evolversi.
Il libro prende le mosse dal risveglio dell’Io, che riconosce sé stesso protagonista adulto di “anni rubati”, con un cuore che rinasce dall’infanzia.
All’inizio, al cuore di bambino s’affaccia il volto della mamma, unica vera guida, bellissima, dolcissima, foriera di amorevolezza, saggezza, coraggio, orgoglio.
Nell’ora successiva si diviene cuccioli sperduti e irripetibili in un mare di inquietudini. Poi è l’amore-dolore dell’adolescenza a consumare le  aspettative. Gli attimi si accumulano, svaniscono presto in bolle di sapone e fuggono dalle nostre mani protese nella voglia di altruismo.
Sopraggiunge così il  tempo delle scelte, da fare al sole, fra incertezze e sicurezze. Nascono le amicizie con i salti sul materasso odoroso, creando quel cerchio che “non si sarebbe mai spezzato”. E viene il tempo della libertà, la scoperta deludente della solitudine, da percorrere con coraggio, seguendo il pazzo vento vagabondo della vita che spinge lontano.
La consapevolezza cresce, non ancora adulta, ma già capace di riconoscere la saldezza degli esordi nella propria storia. Si torna dalla propria mamma, ed insieme ci si aggrappa alle origini, sulla terra rozza, forte e calda del sud.
Il tempo matura, il vento capriccioso trasforma in inverno il torpore dell’estate. C’è tanto da fare per raggiungere, dal presente, nuovi odori di vita. Tra madre e figlia permangono complicità  e amore, nel comune coraggio di vivere, anche in un campo di ortiche, per la soddisfazione di scorgere profumati papaveri rossi. Momenti di sconforto creano solchi profondi, ove seppellire parole di sorrisi mascherati, che ti marchiano dentro.
È questa l’ora di aggrapparsi alla luce e ricomporre in immagine il piccolo riflesso di sé.
È sufficiente un  fiore, od un sorriso, o una serata di stelle per riscoprire la felicità, lasciandosi trasportare dai pensieri verso il sole sdraiato all’orizzonte, per giocare coi suoi colori più belli. Il tempo dell’amore giunge sereno, con lo sguardo che crea quel sentimento che non si scorda mai. I figli consolano abbracci e sorrisi, la vita è matura, occorre già pensare a loro.
La parabola è al culmine, non bisogna lasciarsi sorprendere all’improvviso dal buio. La vita ha bisogno di consenso. Occorre saper riflettere ancora nella luce di silenzi pieni d’immenso, senza affondare, indifesi, nella notte. Mentre l’anima urla progioniera del corpo,  la nostra età che avanza, senza la fretta del ritorno, ha doni da porgere ai piedi dell’immenso.
La memoria ondeggia in un groviglio di pensieri che si arruffano e s’accapigliano in lampi di ricordi.
L’ultima ora è il tempo di una ninna nanna, una coccola antica che non lascia morire dentro, ma sa reinventare la musica d’una nuova canzone.
È l’ora del domani, che supera il tempo della storia, l’ora di far uscire dal breviario la poesia, parole seppellite da riproporre in fila. Nel domani c’è un fiore che nasce, i sorrisi vanno regalati, c’è sempre qualcuno che aspetta il dono di ogni cosa.
Grazie, Caterina, credo che i tuoi versi piaceranno, per la loro semplicità e per i contenuti, e non temere, continua a pensare ai tuoi sogni, e saranno sempre meno quelli pronti a criticare “mandandoti dritto lì – a pensare ancora nero… a quel paese.”

Gian Luigi Bonardi

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